{"id":751,"date":"2023-02-15T18:01:43","date_gmt":"2023-02-15T18:01:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=751"},"modified":"2023-02-15T18:01:43","modified_gmt":"2023-02-15T18:01:43","slug":"24-dicembre","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=751","title":{"rendered":"24 dicembre"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Salvatore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Antonio Messina<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La metropolitana stava per chiudere, gli ultimi passeggeri si affrettavano verso l&#8217;uscita, nessuno di loro si fermava a comprare un biglietto della lotteria; normale cos\u00ec. Quella sera, semmai, di diverso dal solito c&#8217;era che il sottopassaggio dov&#8217;era il suo banchino sarebbe rimasto chiuso non soltanto fino alla mattina dopo, ma per qualche giorno. Fino a Natale di sicuro, gli avevano detto, e forse anche due o tre giorni pi\u00f9 in l\u00e0, perch\u00e9 con la manutenzione straordinaria non si sa mai come va a finire. Poco male, pens\u00f2 Salvatore raccogliendo le sue poche cose. Prima di Natale la gente \u00e8 tutta di corsa, e ha pure le mani piene di pacchetti e pacchettini; per comprare un biglietto deve proprio averne voglia. Cos\u00ec, chiuse il lucchetto attorno alle maglie della catenella che vincolava quella sua sorta di teatrino in legno a un anello murato alla parete, scambi\u00f2 un saluto silenzioso col vigilante (che aspettava solo lui per chiudere i cancelli) e zoppicando si avvi\u00f2 verso casa. Quel giorno andava d&#8217;accordo con la sua gamba, non come il giorno prima. Era stato cos\u00ec dal momento dell&#8217;infortunio. Da principio aveva odiato l&#8217;impalcatura dalla quale era caduto; poi l&#8217;aveva ringraziata perch\u00e9 come invalido s&#8217;era assicurato quel banchino delle lotterie; poi aveva maledetto quella gamba che lo obbligava a trascinarsi; poi se n&#8217;era fatta una ragione; e poi sempre cos\u00ec, alternando serenit\u00e0 a tristezza, rassegnazione ed astio. Ma quel giorno ci andava d&#8217;accordo con la sua gamba, e zoppicando si avvi\u00f2 verso casa. Del resto, anche ad avere la gamba buona non c&#8217;era fretta, tanto viveva solo, e arrivare prima o dopo non avrebbe fatto differenza. Ecco, della mancata vendita di quei pochi biglietti che smerciava sotto le feste non gl&#8217;importava poi molto, ma la prospettiva di quei giorni a casa gli metteva malinconia. Era vero che da qualche mese aveva imparato a usare il computer, ma starci tutta la giornata per diversi giorni non era poi un granch\u00e9 di prospettiva. Purtroppo non c&#8217;era niente da fare. Gli altri anni teneva il banchino aperto anche il giorno di Natale, e bene o male le giornate passavano. Quell&#8217;anno, invece \u2026 Meglio non pensarci, si disse.<br>Prima la chiave nella serratura del portone, poi l&#8217;ascensore, e finalmente sul pianerottolo. Salvatore stava scegliendo dal mazzo la chiave di casa quando not\u00f2 un dettaglio che non doveva esserci. Da dietro la sua porta, attraverso la fessura in basso, passava della luce. Eppure era sicurissimo di averla lasciata spenta. La mattina non le accendeva neppure, le lampadine. Per abitudine. Gli dava fastidio la luce appena sveglio, e poi si muoveva bene nella penombra, tanto casa sua la conosceva. I ladri, pens\u00f2, anche se gli sembr\u00f2 subito improbabile. A parte il computer, forse, non c&#8217;era oggetto che potesse interessare un ladro. E anche il computer, a ben vedere, aveva ormai due anni, in quel settore equivaleva a un ferrovecchio.<br>Esitando infil\u00f2 la chiave nella toppa, ma prima di farla girare si arrest\u00f2 di nuovo. Non si trattava solo della luce, in casa sua ci doveva essere qualcuno. Si sentiva come un mormorio sommesso; perfino, in certi istanti, un rumore affatto simile a quello di sedie spostate trascinandole sul pavimento. Per\u00f2 non aveva l&#8217;aria di un rumore cattivo. Si fece coraggio e entr\u00f2.<br>&#8220;Salve, era ora! Ti stavamo aspettando.&#8221;<br>&#8220;E \u2026 voi \u2026 chi siete?&#8221;, chiese Salvatore. Davanti ai suoi occhi increduli, ad occupare sedie, divano e ogni angolo libero del piccolo appartamento c&#8217;era una stranissima folla. Un paio di falegnami parlavano fra loro. Un&#8217;angioletto in carrozzina, girando continuamente attorno al tavolo, aveva fatto venire il fiatone a un San Pietro trafelato, per\u00f2 con gli occhi che gli sorridevano. Una mamma cercava di convincere il figlioletto a cedere il suo Big Jim ai bimbi poveri delle suore. E poi tanti e tanti altri. Tutti lo guardavano, sorridenti e affettuosi. &#8220;Siamo le Storie di Natale &#8211; disse un piccolo Eric &#8211; Ci hanno detto che in questi giorni saresti stato solo, cos\u00ec siamo venute a farti compagnia.&#8221;<br>&#8220;Ma \u2026 da dove siete passati? Stamattina ho chiuso bene, benissimo.&#8221;<br>&#8220;Tranquillo, la porta \u00e8 intatta &#8211; intervenne una ragazza incinta &#8211; Siamo passati da l\u00ec.&#8221; Il dito indicava l&#8217;angolo del soggiorno dov&#8217;era sistemato il computer. Lo schermo era acceso e sul video appariva il simbolo inconfondibile del programma che gestiva la sua posta elettronica. Un suono breve e acuto annunci\u00f2 la scritta lampeggiante &#8220;You have new mail&#8221;. Poi, non si sa come, dallo schermo inizi\u00f2 a uscire un mendicante che, per un curiosissimo effetto ottico, sembrava fossero tre.<br>&#8220;Auff, scusate il ritardo,&#8221; sbuff\u00f2.<br>&#8220;Mancavi solo tu,&#8221; brontol\u00f2 un omone grande e grosso con un indosso una maglia da rugbista.<br>&#8220;Qualcuno ultimo doveva pur arrivare,&#8221; replic\u00f2 seccato il mendicante.<br>&#8220;Buoni, buoni &#8211; li interruppe un obiettore &#8211; L&#8217;importante \u00e8 che ci siamo tutti. Forza, chi comincia?&#8221;<br>&#8220;Se volete comincio io,&#8221; disse San Pietro. Subito si fece silenzio, e San Pietro cominci\u00f2 a raccontare la sua storia. &#8220;Quella volta mi trovai davvero in forte imbarazzo. Non era mai capitata una cosa simile. Per tutte le stelle del cielo! Che poi sono tante, e forse pure troppe. Alle porte del Paradiso, proprio all&#8217;inizio della lunga e luminosa scalinata celeste, si era fermata una figura minuta, ma molto luminosa. Vista dall&#8217;alto, non si distingueva granch\u00e9, tranne quello sbattere di alucce un po&#8217; inquieto, che spesso hanno gli angeli ancora inesperti \u2026&#8221;<br>La metropolitana sarebbe rimasta chiusa cinque giorni. Forse anche pi\u00f9, perch\u00e9 con la manutenzione straordinaria non si sa mai, ma che importava? Un sacco di storie erano l\u00ec con lui, e per ascoltarle cinque giorni ci volevan tutti. Forse anche pi\u00f9, pens\u00f2 contento Salvatore mentre le storie seguivano l&#8217;una all&#8217;altra. E pure se non vendeva i suoi biglietti, quello s\u00ec che sarebbe stato un bel Natale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Grazie amici.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Antonio Messina<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 24\/12\/1999)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=749\" data-type=\"page\" data-id=\"749\">23 dicembre<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=753\" data-type=\"page\" data-id=\"753\">25 dicembre<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salvatore di Antonio Messina La metropolitana stava per chiudere, gli ultimi passeggeri si affrettavano verso l&#8217;uscita, nessuno di loro si fermava a comprare un biglietto della lotteria; normale cos\u00ec. 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