{"id":254,"date":"2019-07-07T10:07:27","date_gmt":"2019-07-07T10:07:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=254"},"modified":"2019-07-07T10:07:27","modified_gmt":"2019-07-07T10:07:27","slug":"dichiarazione-di-vuoto-da-riempire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=254","title":{"rendered":"Dichiarazione di vuoto (da riempire)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"156\" src=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/images-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-256\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>[Articolo pubblicato per la prima volta il giorno 21\/02\/2013 nel sito antoniomessina.it]<\/em><br>Dunque ci siamo anche stavolta. Fra due giorni, il 24 e 25 febbraio, si voter\u00e0 per rinnovare la composizione del Parlamento italiano. Davanti  a noi cittadini, cos\u00ec, ecco la consueta serie di opzioni: non votare,  astenersi oppure votare e, se lo si fa, per chi. Fra i milioni di parole  spese per motivare l&#8217;una o l&#8217;altra scelta, ho letto con attenzione quelle affidate ai rispettivi blog da due persone che seguo quando  posso, ma con una certa continuit\u00e0. Mi riferisco a Barbara Collevecchio e  Simone Perotti.<br>Sperando che mi perdonino la sintesi drastica delle loro argomentazioni (che, comunque, potete conoscere per intero <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2013\/02\/19\/super-poliziotti-o-capi-popolo-no-grazie-non-voto\/505584\/\" target=\"_blank\">qui<\/a> e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2013\/02\/19\/delegittimiamoli-non-voto-al-51\/505272\/\" target=\"_blank\">qui<\/a>) provo a riassumerle.<br>Barbara  Collevecchio non si riconosce (e rifiuta) nella politica dei partiti, delle istituzioni, dei leader-imbonitori vecchi e nuovi, tutti distanti  dalla vita delle persone e, in definitiva, dall&#8217;idea stessa di  democrazia partecipata. Perci\u00f2 non voter\u00e0, senza che per questo possa  accettare di sentirsi dire che la sua scelta \u00e8 assenza o disimpegno. Al contrario, Barbara Collevecchio sceglie la cosiddetta politica dal  basso, quella fatta di azioni dirette e concrete, attuate nel proprio  contesto familiare, sociale e professionale, in vista della necessaria rivoluzione culturale che ci renda indipendenti e non pi\u00f9 gregari di imbonitori.<br>Simone Perotti, anche lui, non voter\u00e0. Non vuole essere neppure lontanamente corresponsabile di una politica e di scelte che vanno nella direzione opposta a quella che vorrebbe. Neppure vuole unirsi <em>&#8220;alla moltitudine che avalla con una croce&#8221;<\/em> l&#8217;idea di  una finanza egemone e di una economia sconsiderata. Ad aggravare le  cose, aggiunge Perotti, \u00e8 il nostro sistema elettorale, i cui meccanismi  interni, ulteriore paradosso, sono gi\u00e0 il primo momento di  esautorazione della volont\u00e0 popolare. E allora, se minoranza deve  essere, insomma, che lo sia fino alle estreme conseguenze, in una sorta di replica in grande formato dell&#8217;Aventino parlamentare del 1924. E poi che fare, dunque? Agire, vivere diversamente, testimoniare le nostre  scelte attraverso il traffico dove non saremo, i rifiuti che tenteremo  di limitare e differenziare, le relazioni autentiche che tenteremo di  costruire. Saranno queste, conclude Perotti, le nostre elezioni  quotidiane, nelle quali l&#8217;azione di ogni giorno si sostituir\u00e0 alla  matita adoperata <em>una tantum<\/em>.<br>Ho letto con interesse e molto ho condiviso, pi\u00f9 di tutto il richiamo alla coerenza quotidiana delle nostre azioni, all&#8217;importanza di esprimerci concretamente in  quello che rientra nel nostro raggio di azione. Per\u00f2, almeno a mio  parere, tutto ci\u00f2 non basta. Viviamo in una societ\u00e0 assai complessa. Per andare a Roma a trovare i miei anziani genitori ho bisogno di strade, ponti, linee ferroviarie. Mia figlia ha bisogno di un sistema di  istruzione pubblica che funzioni. Un mio amico disabile ha bisogno di  una rete di provvidenze sociali e servizi sanitari che va oltre le possibilit\u00e0 di qualsiasi singola persona. In molti desideriamo una struttura sociale diversa da quella attuale: pi\u00f9 democratica, pi\u00f9  giusta, pi\u00f9 partecipata, pi\u00f9 al servizio dei cittadini. Questa struttura  diversa, per\u00f2, non \u00e8 quella attuale nella quale tutti viviamo. Un solo imbecille che preme un pulsante alla Camera o al Senato pu\u00f2 devastare il  terreno pazientemente concimato da migliaia di azioni quotidiane, comprare un inutile cacciabombardiere e far chiudere dieci ospedali,  alzare l&#8217;IVA di un punto e regalare ai farabutti l&#8217;impunit\u00e0 per i capitali esportati illegalmente all&#8217;estero.<br>Anche soltanto dal  punto di vista tattico, perci\u00f2, provare a limitare il numero degli  arrivisti di lungo corso e dei disonesti consumati potrebbe avere un  senso. Almeno, \u00e8 con questo spirito che io voter\u00f2. Sperando che Barbara Collevecchio mi perdoni e che Simone Perotti non mi consideri correo della finanza egemone, della politica prona, della crescita a oltranza e dei sacrifici imposti dalla catena del lavoro-produco-consumo-spreco-inquino. Quanto a me, continuer\u00f2 a  seguirli con attenzione perch\u00e9 di due cose almeno sono certo: che occorre sempre ridiscutere le proprie convinzioni e che, per farlo, c&#8217;\u00e8  bisogno di tutte le persone oneste e libere di mente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Articolo pubblicato per la prima volta il giorno 21\/02\/2013 nel sito antoniomessina.it]Dunque ci siamo anche stavolta. Fra due giorni, il 24 e 25 febbraio, si voter\u00e0 per rinnovare la composizione del Parlamento italiano. 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