{"id":407,"date":"2019-08-01T07:13:01","date_gmt":"2019-08-01T07:13:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=407"},"modified":"2019-08-01T07:13:01","modified_gmt":"2019-08-01T07:13:01","slug":"michele-serra-fra-sdraiati-e-sdraio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=407","title":{"rendered":"MIchele Serra fra sdraiati e sdraio"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"165\" src=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/MSerra.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-408\"\/><figcaption>Michele Serra<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>[Articolo pubblicato per la prima volta il giorno 27\/12\/2013 nel sito antoniomessina.it]<\/em><br>Fra i libri che ho ricevuto per Natale era in qualche modo inevitabile che ci fosse <em>Gli sdraiati<\/em>  di Michele Serra (Feltrinelli, 2013, pp. 108). Inevitabile perch\u00e9  l&#8217;autore ha deciso di dedicare il suo ultimo libro al rapporto genitori-figli visto a partire dalla sua esperienza che, in effetti, ha pi\u00f9 di un punto di contatto con la mia: essere un padre di oltre  cinquant&#8217;anni (in effetti, Serra ne compir\u00e0 60 il prossimo anno, dunque sei pi\u00f9 di me), con un figlio di meno di 20 (mia figlia ne compir\u00e0 18  fra non molti mesi) caratterizzato in modo non singolare (nel senso che a quei comportamenti \u00e8 attribuita valenza \u201cgenerazionale\u201d) dall&#8217;essere disordinato, pigro, trascurato e incapace di cogliere la differenza fra un un gesto concluso e un gesto incompleto (tipicamente: che la cosa \u00e8  fatta non quando si \u00e8 finito di mangiare ma quando il piatto \u00e8 tolto dalla tavola, pulito delle eventuali scorie pi\u00f9 grosse e riposto nella  lavastoviglie). Le somiglianze fra me e Serra, per\u00f2, temo che si  esauriscano in questi dati superficiali.<br>Partendo dall&#8217;osservazione stralunata dei comportamenti del figlio (e di una sua  amica che finisce nel campo di osservazione) Serra li registra alternando ironia e preoccupazione. Una camminata in montagna, in un luogo della memoria, diventa l&#8217;occasione proposta insistentemente al  figlio per ricercare una condivisione di esperienze e, di conseguenza,  un nuovo legame che permetta poi di passare il testimone. Quando la camminata avviene, col figlio poco allenato e che la affronta con le scarpe sbagliate, dopo un po&#8217; Serra si accorge di essere rimasto indietro. Il figlio lo ha staccato per scollinare da solo, perso alla  vista del padre che, da questo, conclude di poter finalmente diventare vecchio.<br>L&#8217;idea di Serra, sembra, \u00e8 che noi genitori critichiamo i  figli perch\u00e9 non sono giovani nello stesso modo in cui lo siamo stati noi, ma che loro sapranno cavarsela bene lo stesso. Personalmente, parlando da padre, ritengo questa tesi tanto consolatoria quanto auto-assolutoria. Consolatoria perch\u00e9, nella mia pur modesta esperienza, ci\u00f2 che noto \u00e8 che le nuove abilit\u00e0 di cui sono provvisti oggi i  giovani, alla fin fine, si riducono all&#8217;uso delle nuove tecnologie. In questo non rilevo passi avanti per due motivi: quando noi genitori  avevamo l&#8217;et\u00e0 dei nostri figli, quelle tecnologie, semplicemente, non c&#8217;erano e perci\u00f2 \u00e8 stupido fare confronti; in secondo luogo, le stesse abilit\u00e0 non si stanno <em>aggiungendo<\/em> alle nostre ma le <em>rimpiazzano<\/em>, anche se quelle &#8220;vecchie&#8221; rimangono<em> necessarie<\/em>.  Il risultato \u00e8 che, se per qualche motivo va via la corrente elettrica, nessuno o pochissimi giovani sarebbero in grado di svolgere una  ricerca, risolvere un problema, reperire un&#8217;informazione.<br>L&#8217;auto-assoluzione risiede nel dire che s\u00ec, magari non siamo riusciti a trasmettere (o,  almeno, a raccontare) la nostra esperienza, per\u00f2 poco male: sono giovani e forti e sapranno percorrere la loro strada, perci\u00f2 noi padri possiamo rimanere sulle sdraio a leggere e prendere il sole ammirando il  panorama.<br>Io sono affezionato al significato letterale della parola educare. Viene dal latino <em>ex ducere<\/em>,  condurre fuori. \u00c8 una parola bellissima che comprende tutto: il senso del viaggio, l&#8217;aiuto a crescere, il rispetto dei tempi di ciascuno (\u201csi  accompagna\u201d e non \u201csi trascina\u201d), il fatto che \u201cfuori\u201d il mondo \u00e8 grande e ciascuno sceglier\u00e0 poi dove andare. Ma non ci si pu\u00f2 sottrarre al ruolo: il genitore \u00e8 colui che, fin quando \u00e8 necessario, come minimo racconta che c&#8217;\u00e8 un \u201cfuori\u201d formato dalle nostre attitudini, dalla relazione con gli altri, dal nostro essere sociali nel modo che pi\u00f9 ci \u00e8 congeniale.<br>Checch\u00e9 ne dica Serra, insomma, sono convinto che una prossima edizione degli <em>Sdraiati<\/em>,  dopo il finale attuale avrebbe una pagina in pi\u00f9, quella dove si  racconta che il figlio si \u00e8 ritrovato con le vesciche ai piedi e che il  padre \u00e8 dovuto andare in farmacia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Articolo pubblicato per la prima volta il giorno 27\/12\/2013 nel sito antoniomessina.it]Fra i libri che ho ricevuto per Natale era in qualche modo inevitabile che ci fosse Gli sdraiati di Michele Serra (Feltrinelli, 2013, pp. 108). 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