{"id":590,"date":"2023-01-30T10:36:48","date_gmt":"2023-01-30T10:36:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=590"},"modified":"2023-01-30T10:36:48","modified_gmt":"2023-01-30T10:36:48","slug":"giulio-cristoffanini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=590","title":{"rendered":"Intervista a Giulio Cristoffanini"},"content":{"rendered":"\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.emergency.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Emergency<\/a> nasce nel 1994 per curare le vittime civili dei conflitti armati. Io venni a sapere della sua esistenza circa quattro anni dopo (in un modo non particolarmente nobile, cio\u00e8 attraverso il sito della squadra di calcio per cui simpatizzo, l&#8217;Inter). E dunque \u00e8 dal 1998 che mi ronza nella testa una domanda: perch\u00e9 Emergency? Ci sono gi\u00e0 la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere e tante altre. Perch\u00e9 una nuova organizzazione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Emergency agisce in completa indipendenza, con criteri suoi non sempre sovrapponibili a quelli di altre organizzazioni. La decisione di fondare l&#8217;associazione \u00e8 progressivamente maturata in Gino Strada, effettivo fondatore, proprio durante la sua collaborazione con altre ONG, sollecitata soprattutto da due aspetti. Il primo riguarda l&#8217;impiego del denaro raccolto. Molte ONG (parlo di quelle &#8220;buone&#8221;, non di quelle truffaldine, che pure esistono) impiegano una percentuale spropositata del denaro raccolto per le proprie spese generali: sedi, stipendi, servizi e cos\u00ec via. Spesso pi\u00f9 del 50% del loro budget complessivo. Ne deriva che il donatore finisce per finanziare inconsapevolmente pi\u00f9 le organizzazioni stesse che le loro missioni umanitarie. Emergency \u00e8 nata con la dichiarata intenzione di non impiegare a quei fini pi\u00f9 del 10% delle somme raccolte e finora l&#8217;impegno \u00e8 stato ampiamente assolto: dalla fondazione ad oggi le spese generali non hanno mai raggiunto il 6% del totale delle uscite, per precipitare sotto il 4% nel 2001, a causa del forte incremento delle offerte.<br>Il secondo aspetto ha a che fare direttamente con l&#8217;attivit\u00e0 dei medici di guerra. Quando la necessit\u00e0 di aiuto \u00e8 resa pi\u00f9 acuta dalla guerra in atto, di norma le ONG ritirano il proprio personale internazionale dal teatro delle &#8220;operazioni&#8221;. Emergency cerca di rimanere, senza rinunciare a rigidi protocolli di sicurezza che regolano i comportamenti del personale. Proprio un frustrante episodio di questo tipo, vissuto da Gino &#8211; lautamente retribuito e completamente inattivo, in missione con la Croce Rossa Internazionale a Sarajevo,- ha determinato l&#8217;attuazione del progetto Emergency.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Specialmente negli ultimi mesi, \u00e8 divenuto riconoscibile il volto di Gino Strada, il fondatore di Emergency e, a giudicare dalla televisione, suo unico componente. In realt\u00e0, qual \u00e8 la vostra attuale consistenza numerica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Attualmente Emergency impiega 35 collaboratori retribuiti presso la sede di Milano. Il personale internazionale che ruota sulle missioni oscilla tra le 25 e le 30 persone (medici, paramedici, amministratori, logisti). I collaboratori retribuiti reclutati (e addestrati, se del caso) tra la popolazione locale superano le 1600 persone. I volontari, che sono la vera forza di Emergency, sono sicuramente oltre il migliaio, organizzati in pi\u00f9 di 100 Gruppi Territoriali disseminati in tutto il Paese.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Meno di un anno fa, se ben ricordo, fece scalpore la decisione di Emergency di rifiutare sovvenzioni dal Governo italiano in quanto quest&#8217;ultimo si era reso corresponsabile dei bombardamenti in Afghanistan. Questa decisione \u00e8 tuttora operativa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La decisione di rinunciare al contributo statale nel momento in cui il nostro Parlamento votava la partecipazione alla guerra suscit\u00f2 effettivamente scalpore, ma fu del tutto automatica. Nel suo statuto Emergency dichiara il suo impegno contro ogni guerra e per la promozione di una cultura di pace e solidariet\u00e0. Ci\u00f2 per noi rende incompatibile accettare qualsiasi forma di collaborazione da chi ammette il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e obbligatoria la netta divisione delle responsabilit\u00e0. Capita, con meno clamore, anche con i privati, quando accompagnano le loro offerte con dichiarazioni che riteniamo non condivisibili.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Chiedo perdono per il cinismo, ma la sensazione \u00e8 che chi lavora per Emergency non rischia di rimanere disoccupato in tempi brevi. Attualmente in quanti progetti siete impegnati?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al momento abbiamo attivit\u00e0 molteplici in 4 Paesi: Iraq, Cambogia, Afghanistan e Sierra Leone. Gestiamo 6 ospedali e numerose strutture di altro tipo, sanitarie e non. Ma sosteniamo anche programmi sociali, a favore delle vedove di guerra, degli orfani, dei prigionieri. Abbiamo appena firmato (16 dicembre) un protocollo di cooperazione con l&#8217;amministrazione sanitaria della citt\u00e0 di Medea, in Algeria e progettiamo o abbiamo avviato forti incrementi delle missioni in corso, specialmente in Afghanistan e Sierra Leone. In Iraq, dove finora eravamo presenti solo nel nord, sottratto al controllo dell&#8217;amministrazione centrale, dovrebbe finalmente partire un vecchio progetto sanitario a Baghdad o a Bassora.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come viene selezionato e retribuito il personale di Emergency?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I criteri di selezione sono ovviamente numerosi. Tra i principali citerei la comprensione e la condivisione del programma e della &#8220;filosofia&#8221; di Emergency, richieste anche al personale reclutato nei paesi di missione. Per il personale internazionale \u00e8 richiesta una disponibilit\u00e0 ampia (la durata media della missione \u00e8 di 5 mesi) e la conoscenza dell&#8217;inglese, oltre alla specifica e provata competenza, specialmente per il personale sanitario. La retribuzione \u00e8 assolutamente decorosa e proporzionata alla esperienza internazionale, ma probabilmente un po&#8217; sotto la media di mercato. Il quadro normativo \u00e8 quello del Contratto di Collaborazione Coordinata e Continuativa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La questione dei finanziamenti, alla quale si accennava prima, mi suggerisce un&#8217;altra domanda. Pur ammettendo che un intervento transitorio \u00e8 meglio di nessun intervento, la possibilit\u00e0 di dare continuit\u00e0 a un progetto \u00e8 un criterio adottato per decidere se avviare o meno il progetto stesso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dipende dal tipo di progetto. Abbiamo sostenuto anche progetti brevi e circoscritti (es. in Etiopia, team chirurgico per 3 mesi in collaborazione con la Cooperazione Italiana), e tuttora abbiamo in corso progetti di cui \u00e8 gi\u00e0 previsto un termine temporale (es. Cambogia, dove il paese \u00e8 pacificato e prevedibilmente in grado di sostenere autonomamente un progetto ben avviato).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho avuto l&#8217;impressione che da alcuni mesi a questa parte Emergency, oltre al camice del chirurgo, abbia indossato i panni del &#8220;politico&#8221; (in senso buono, naturalmente). Dalla campagna &#8220;uno straccio di pace&#8221; alla partecipazione di Gino Strada alla manifestazione di piazza San Giovanni del 14 settembre (coi cosiddetti &#8220;girotondisti&#8221;), all&#8217;appello contro la guerra in Iraq. E&#8217; un&#8217;impressione esatta? E se s\u00ec, a che cosa \u00e8 dovuto questo maggior impegno nella societ\u00e0 civile italiana?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 Emergency ha sempre rivendicato un ruolo politico: ha fatto e fa attivit\u00e0 umanitaria rifiutando di farlo in silenzio, si oppone alla guerra in linea di principio, ma anche alle specifiche guerre che vengono effettivamente combattute, difende concretamente quello che \u00e8 fondamentale tra i diritti, il diritto alla vita, per\u00f2 allarga &#8220;naturalmente&#8221; il proprio impegno alla difesa di tutti i diritti. Ma ammette unicamente quella politica che mantiene al centro dei propri valori l&#8217;uomo e la sua dignit\u00e0. L&#8217;uomo come fine ultimo, mai subordinabile ad altri fini che si pretendono e non possono essere &#8220;superiori&#8221;. Poco o nulla a che fare con la politica come viene comunemente intesa, quella degli schieramenti e dei partiti. Quello che \u00e8 venuto modificandosi nel tempo credo sia solo la visibilit\u00e0 dell&#8217;associazione e con essa l&#8217;efficacia del messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A proposito dell&#8217;appello contro la guerra. Tempo fa, un mio amico cattolico praticante mi ha spedito la copia di un appello di Pax Christi che, salvo alcuni riferimenti &#8220;interni&#8221; alla chiesa, nella sostanza \u00e8 simile a quello di Emergency: condanna della violenza sui civili, denuncia delle vere ragioni della eventuale guerra contro l&#8217;Iraq, richiesta di rispettare l&#8217;art. 11 della Costituzione italiana. Non esistono canali di comunicazione? Possibile che ogni associazione debba farsi il suo appello privato?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe certamente stato meglio unificare gli appelli, tanto pi\u00f9 che il nostro era promosso anche da Lilliput, Libera e Tavola della Pace, di cui Pax Christi fa parte. Nessuna polemica per\u00f2, credo proprio che si sia trattato di un problema di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gino Strada \u00e8 anche l&#8217;autore di un libro, &#8220;Pappagalli verdi&#8221;, che mi ha colpito sia per ci\u00f2 che vi \u00e8 narrato sia per il tono, sempre partecipe e sempre misurato. Gli episodi importanti non si contano. In uno, due ex rivali nella guerra civile a Gibuti, entrambi curati da Emergency, superano l&#8217;odio e diventano amici. Questo tipo di &#8220;successi&#8221; quanto \u00e8 frequente? E, se \u00e8 possibile stabilirlo, quanti dopo le cure riprendono magari a combattere?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Episodi come quello cui alludi non sono frequentissimi, ma accadono e pi\u00f9 volte ne siamo stati testimoni. Il programma di sostegno ai prigionieri che conduciamo in Afghanistan \u00e8 realizzabile solo con la collaborazione dei carcerieri e certamente \u00e8 orientato a promuovere il rispetto tra le parti in conflitto e la difficile ricostruzione dei rapporti tra le persone, che la guerra inevitabilmente distrugge.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un altro conflitto che ha occupato tutto lo spazio dell&#8217;informazione \u00e8 stato quello nella ex Jugoslavia. In &#8220;Pappagalli verdi&#8221; si racconta di una cecchina che giustifica l&#8217;uccisione di un bambino di 6 anni dicendo che fra venti ne avrebbe avuti ventisei. Emergency \u00e8 ancora presente nella ex Jugoslavia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gino ha lavorato in Jugoslavia prima della nascita di Emergency. Durante quella guerra una nostra offerta di intervento in Bosnia \u00e8 stata cortesemente declinata: ci hanno detto che trovavano incongruo accettare un aiuto proveniente dallo stesso paese che li stava bombardando.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo la cacciata dei talebani, il governo italiano ha dichiarato che avrebbe aiutato l&#8217;Afghanistan ad allestire la nuova rete televisiva. Emergency intravede altre priorit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Certo! Prima di una rete televisiva sarebbe necessario organizzare la concessionaria per la pubblicit\u00e0. Triste ironia a parte, l&#8217;Afghanistan \u00e8 un paese poverissimo, devastato da 25 anni di guerra: se provassimo a esportarvi reali possibilit\u00e0 di sviluppo, magari trascurando il nostro diretto e immediato interesse?<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 25\/12\/2012<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emergency nasce nel 1994 per curare le vittime civili dei conflitti armati. 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