{"id":593,"date":"2023-01-30T10:40:44","date_gmt":"2023-01-30T10:40:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=593"},"modified":"2023-01-30T10:40:44","modified_gmt":"2023-01-30T10:40:44","slug":"intervista-a-franco-bomprezzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=593","title":{"rendered":"Intervista a Franco Bomprezzi"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Con tutte le cose che fai, \u00e8 difficile scegliere da dove cominciare. Per\u00f2 mi viene in mente che tutti e due siamo&#8230; ehm &#8230; soci dell&#8217;Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Va bene, va bene, tu sei il Presidente (posso darti sempre del tu, vero?) e allora, anche per dovere d&#8217;ufficio, presenta brevemente l&#8217;associazione che ci ha fatto incontrare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, sono il presidente. E ovviamente puoi (devi) darmi del tu. Anche perch\u00e9 non so ancora bene perch\u00e9 sono il presidente. La Uildm \u00e8 una delle pi\u00f9 belle associazioni italiane sulla disabilit\u00e0. \u00c8 nata per tutelare le persone colpite dalle varie forme di distrofia, nei primi anni &#8217;60, grazie alla testardaggine di un triestino tutto d&#8217;un pezzo, Federico Milcovich. Poi \u00e8 cresciuta molto, perch\u00e9 anche senza muscoli si possono fare grandi cose. Ora ha 70 sezioni, quindicimila iscritti (siamo fortunatamente in calo) e una bella attivit\u00e0 in molte citt\u00e0 italiane. La cosa pi\u00f9 originale? Avere la sede nazionale a Padova e non a Roma. Con quel che ne consegue. \u00c8<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giornalista professionista (&#8220;il Resto del Carlino&#8221;, &#8220;Il Mattino&#8221;), organizzatore d&#8217;eventi (Abilexpo) e molte altre cose, tutte con un risvolto &#8220;pratico&#8221; molto forte. Come ti senti nel tuo nuovo ruolo, diciamo cos\u00ec, &#8220;ufficiale&#8221;, all&#8217;interno della UILDM?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un po&#8217; in difficolt\u00e0. Non credo agli apparati, alle burocrazie. Credo ai progetti, alle buone idee, alle persone in gamba. Ma in questo senso la Uildm \u00e8 una bella realt\u00e0, molto pulita. Sono anche convinto che ognuno di noi non deve mai dimenticare se stesso, quando si dedica a una nuova attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Diventare giornalista non \u00e8 facile per nessuno. Ricordi di aver incontrato, in quanto disabile, delle difficolt\u00e0 aggiuntive? E di che tipo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per &#8220;fare&#8221; il giornalista, no. Per &#8220;diventare&#8221; giornalista, s\u00ec. Ricordo il direttore dell&#8217;epoca del Resto del Carlino, si chiamava Tino Neirotti, un nome abbastanza famoso. Eravamo nel 1983, io da anni facevo il pubblicista part-time nella redazione di Padova. Chiesi di essere assunto come praticante, e lui si dimostr\u00f2 molto imbarazzato. Temeva probabilmente che non fossi in grado di fare il cronista, non usando le gambe. Io risposi che effettivamente non potevo essere utile in un giornale fatto con i piedi \u2026 ma se serviva la testa, allora era un altro discorso. Gli devo dare atto che mi riconobbe d&#8217;ufficio il praticantato, consentendomi di presentarmi da &#8220;libero&#8221; agli esami di Stato per il professionismo, che poi superai tranquillamente a Roma nel gennaio del 1984. Un altro particolare curioso: la commissione giudicatrice, magistrato in testa, dovette scendere dalla saletta nella quale si riuniva ed esaminarmi al bar del Circolo della Stampa di Roma, perch\u00e9 era l&#8217;unico luogo senza barriere. Fu molto divertente.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;occasione per questa intervista \u00e8 la pubblicazione del tuo primo romanzo, intitolato <a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=803\" data-type=\"page\" data-id=\"803\">La contea dei ruotanti<\/a>. Non \u00e8 raro il caso di giornalisti che, a un certo punto della loro attivit\u00e0, decidono di misurarsi con la narrativa. Quale molla scatta, secondo te, a determinare questo passaggio? E nel tuo caso?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp; la necessit\u00e0 di confrontarsi con se stessi, con la propria cultura. Nel mio caso specifico sono stato spinto dal desiderio di non rompere le scatole a malcapitati lettori con una tiritera autobiografica, o con un saggio presuntuoso. Volevo rappresentare la realt\u00e0 che vivo, che ho vissuto, che tanti vivono come me, in maniera diversa, diciamo pure da un altro punto di osservazione. Quando ho cominciato a scrivere pensavo a un racconto, per me, tutto privato. Poi, come spesso succede, la storia mi ha preso la mano, e mi ha condotto su strade che non avrei mai pensato di percorrere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E veniamo (finalmente!, dirai) al tuo romanzo. Ci racconti brevemente la trama?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>No. Non vorrei proprio. Ma se devo condensare, direi che \u00e8 la storia di un sogno che si trasforma in un incubo, ma che fortunatamente torna ad essere un sogno. Ho cercato di inventare un mondo nel quale una persona senza handicap \u00e8 costretta a vivere secondo le perfide regole dei &#8220;ruotanti&#8221;, ossia delle persone in carrozzina che hanno preso il potere in una piccola contea di un&#8217;improbabile Padania. E naturalmente ci\u00f2 che fa saltare l&#8217;equilibrio di un regime dittatoriale alla rovescia \u00e8 l&#8217;amore fra una donna (disabile) e un uomo (camminante).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il libro l&#8217;ho letto. Mi sembra evidente che hai cercato un modo diverso (romanzo anzich\u00e9 articolo, o intervento a un convegno) per proseguire le battaglie che conduci da anni, in primo luogo quella per l&#8217;affermazione di una &#8220;cultura della normalit\u00e0&#8221;. Potresti sintetizzare il significato di questa espressione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 del tutto vero che volevo proseguire in altro modo le mie battaglie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E vabb\u00e8: mica sempre ci prendo, no?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Forse volevo solo raccontarle in modo diverso, rivivere dentro di me emozioni e sentimenti in forma di racconto. La cultura della normalit\u00e0 \u00e8 proprio l&#8217;idea che pi\u00f9 mi sta a cuore. Tutto il mondo dei cosiddetti &#8220;normali&#8221;, nel migliore dei casi, sottolinea la &#8220;diversit\u00e0&#8221; delle persone disabili, anche quando lo fa con spirito di apprezzamento e di solidariet\u00e0. Io invece voglio dire che la disabilit\u00e0 \u00e8 una condizione umana che pu\u00f2 capitare a tutti, come il colore dei capelli, o la pancia, o la miopia. La &#8220;normalit\u00e0&#8221; \u00e8 considerare una persona disabile cos\u00ec come \u00e8, n\u00e9 meglio n\u00e9 peggio. E le persone disabili, a loro volta, dovrebbero smetterla di sentirsi o vittime o eroi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Inutile dire che condivido in pieno l&#8217;obiettivo di crearla, questa benedetta cultura della normalit\u00e0. Riguardo al romanzo, invece, ho almeno due perplessit\u00e0 importanti sulle quali vorrei ti pronunciassi. In primo luogo: in pi\u00f9 d&#8217;un brano ti ho trovato troppo &#8220;didascalico&#8221;, quasi che la volont\u00e0 di affrontare certi temi si sia imposta sulla libert\u00e0 d&#8217;invenzione letteraria.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Accetto il rilievo. \u00c8 molto giusto. Il guaio \u00e8 che mentre scrivevo mi rendevo conto che il mio ipotetico lettore &#8220;non esperto&#8221; (perch\u00e9 io in realt\u00e0 vorrei che questo romanzo venisse letto soprattutto da chi disabile non \u00e8) non sa nulla di nulla, o crede di sapere, il che \u00e8 peggio. Perci\u00f2 mi sono trovato quasi costretto a prendere per mano questo ipotetico lettore. E non penso che questo sia di per s\u00e9 un difetto. Casomai il problema \u00e8 che sono stato troppo sintetico, mi sono fermato per paura di esagerare \u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un&#8217;altra cosa che non mi ha convinto appieno \u00e8 la collocazione temporale della storia, in un futuro abbastanza prossimo. Non pensi che uno spostamento ancora pi\u00f9 avanti nel tempo o, come pure era possibile, l&#8217;invenzione di una realt\u00e0 diversa avrebbe esaltato il significato simbolico di alcuni passaggi? Ho in mente, per dirne uno, il celebre Fahrenheit 451 di Bradbury.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 darsi. Per\u00f2 secondo me lo straniamento rappresentato proprio dalla vicinanza temporale (ma dall&#8217;assoluta lontananza mentale dei luoghi) potrebbe funzionare: insomma non \u00e8 proprio fantascienza, anche se l&#8217;idea originaria mi \u00e8 nata vedendo Il pianeta delle scimmie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un aspetto che, invece, ho trovato molto positivo, \u00e8 l&#8217;equilibrio che riesci a mantenere nella prospettiva della narrazione. Voglio dire: il libro affronta il rapporto fra disabili e societ\u00e0 senza mai essere un libro &#8220;per&#8221; i disabili o invece &#8220;per&#8221; i non disabili. <\/em><em>\u00c8 un libro e basta, insomma.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, \u00e8 un libro e basta. Ad esempio, credo che sia una delle prime volte in cui si parla d&#8217;amore, anche in termini chiari, raccontandolo cos\u00ec come plausibilmente si pu\u00f2 vivere, anche in situazione di disabilit\u00e0. Questo \u00e8 uno dei tab\u00f9 pi\u00f9 duri da abbattere. Non \u00e8 un romanzo &#8220;per&#8221;, \u00e8 il mio romanzo, nel quale oltre tutto il mio modo di pensare, di vedere le cose, si distribuisce fra vari personaggi, e non solo in una figura singola. L&#8217;editore, Luca Parisato, di Padova, che voglio davvero ringraziare per il coraggio, o l&#8217;incoscienza, che sta dimostrando, ha voluto proprio evitare, nella copertina, nella quarta di copertina che contiene una breve nota biografica, qualsiasi accentuazione della tematica del romanzo. Io ho molto condiviso questa scelta, anche se per ora vedo grandi problemi nella distribuzione, che invece si blocca di fronte alla paura di promuovere un prodotto editoriale atipico. Se si limitassero a considerarlo un romanzo come un altro, non sarebbe meglio?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Per finire: <\/em>La contea dei ruotanti<em>, come s&#8217;\u00e8 detto, \u00e8 il tuo primo romanzo. Che cosa ti ha lasciato questa esperienza? Pensi di proseguire su questa strada? In fondo, a ben vedere, per la conclusione del libro hai scelto un finale &#8220;aperto&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il finale \u00e8 aperto, ma non perch\u00e9 gi\u00e0 pensassi a un seguito. Anzi.\u00a0 \u00c8 aperto perch\u00e9 secondo me era giusto cos\u00ec, non avrei sopportato un &#8220;happy end&#8221; ma neppure una conclusione troppo amara. Penso di proseguire, in ogni caso, ma solo quando sar\u00f2 sicuro di me stesso come narratore. Pu\u00f2 darsi che cerchi invece, nel frattempo, di mettere ordine in tutte le cose che ho scritto, in maniera sparsa, sui tanti temi dei quali mi sono occupato. A 47 anni si comincia a tirare qualche somma, ma \u00e8 anche bello sentirsi assolutamente giovani, e con la voglia di combattere. E vincere.<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 13\/10\/1999<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con tutte le cose che fai, \u00e8 difficile scegliere da dove cominciare. 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