{"id":595,"date":"2023-01-30T10:45:29","date_gmt":"2023-01-30T10:45:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=595"},"modified":"2023-01-30T10:45:29","modified_gmt":"2023-01-30T10:45:29","slug":"intervista-a-matteo-b-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=595","title":{"rendered":"Intervista a Matteo B. Bianchi su &#8220;Generations of love&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>&#8220;Questa \u00e8 &#8216;tina, la rivistina del mio amico Matteo.&#8221;<\/em><br><em>Quella che mia sorella mi stava porgendo, in realt\u00e0, era poco pi\u00f9 che qualche foglio stampato al computer e poi fotocopiato. Ma a detta di mia sorella conteneva dei racconti bellissimi e andava assolutamente letta. E fu cos\u00ec che Matteo and\u00f2 a prendere il suo piccolo posto nella mia vita.<\/em><br><em>Io, lui, di persona non l&#8217;ho mai conosciuto. Non so neppure che faccia ha. Per\u00f2 ho continuato a seguire il suo lavoro attraverso internet (ormai da un po&#8217;, &#8216;tina ha anche una sua versione telematica) e dal suo lavoro ho ricavato una mia idea del personaggio (idea che, naturalmente, non ha alcuna pretesa di corrispondere al vero). E dunque: persona vittima di una per me inquietante iperattivit\u00e0, Matteo B. Bianchi si lancia con uguale entusiasmo, e sistematico disordine, nelle iniziative pi\u00f9 disparate, purch\u00e9 collegate in qualche modo alla scrittura. Dalle cosiddette &#8220;fanzines&#8221; ai Millelire, dalle antologie di altri ai romanzi propri, dalla scrittura per la pubblicit\u00e0 alla ricerca di nuovi talenti letterari: niente che riguardi l&#8217;uso della parola a fini comunicativi gli \u00e8 estraneo. Nutre un&#8217;insana passione per il cosiddetto &#8220;trash&#8221;, che lo porta a collezionare oggetti che sarei imbarazzato anche solo a toccare (provare per credere: collegatevi a &#8216;tina, osservate i frontespizi, e poi mi saprete dire). Il che non sarebbe poi cos\u00ec grave se non decidesse anche, quegli oggetti, di regalarli ai suoi amici. Su alcune cose siamo distanti (ad esempio nel rapporto che abbiamo con la televisione) ma questo \u00e8 normale. Cos\u00ec com&#8217;\u00e8 normale e giusto che anche i nostri gusti letterari non coincidano sempre. Per\u00f2 \u00e8 un fatto che su &#8216;tina ho anche trovato delle vere perle. Su tutti, forse, i racconti di Alessandra Buschi. E, perdonate la vanit\u00e0, ma anche i testi di due sorelle (cio\u00e8: la mia, Angela, e la sua, Francesca) si sono fatti apprezzare.<\/em><br><em>Tutto questo ed altro ancora, credo, basterebbe a distinguerlo, e tuttavia lo stesso tiene molto a quel B. nel nome, che secondo lui rende meno anonimo il Bianchi che lo segue. Ed \u00e8 dunque Matteo B. Bianchi che ha scritto un romanzo, <a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=800\" data-type=\"page\" data-id=\"800\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Generations of love<\/a>, pubblicato da Baldini &amp; Castoldi, in libreria dal 4 maggio 1999, e presentato nel mio sito dal giorno 3 in anteprima universale assoluta. Della qual cosa, ovviamente, lo ringrazio. E ora l&#8217;intervista.<br>____<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;occasione, per me, di fare la tua conoscenza (sia pure indiretta) \u00e8 stata &#8216;tin<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.matteobb.com\/tina\/\" target=\"_blank\">a<\/a>, cio\u00e8 &#8220;la rivistina di Matteo B. Bianchi&#8221;. Racconti ai miei amici di che si tratta?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come esplicitamente suggerisce il sottotitolo, si tratta della mia personale rivista di letteratura. Era nata nel 1995 come semplice fanzine fotocopiata e poi si \u00e8 diffusa ben al di l\u00e0 delle mie aspettative, sino ad approdare l&#8217;anno scorso su Internet. Non \u00e8 una rivista seriosa e intellettuale, anzi \u00e8 piuttosto un contenitore molto pop in cui pubblico racconti e stranezze letterarie. Pur rimanendo sempre in un ambito del tutto amatoriale, &#8216;tina sinora ha pubblicato sia brani inediti di esordienti assoluti che di autori piuttosto noti (come Matteo Galiazzo, Tiziano Scarpa, Gilberto Severini, Mario Fortunato &#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel mio sito ho deciso di ospitare i miei amici, o persone che comunque fanno capire qualcosa di me, indipendentemente dalla qualit\u00e0 letteraria dei loro testi. In &#8216;tina, invece, anche se non tutti mi sono piaciuti, \u00e8 palese un buon livello dei testi pubblicati. Con che criterio li scegli, dunque? O hai tutti amici bravissimi a scrivere?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Effettivamente ho un sacco di amici scrittori, per\u00f2 il criterio con cui scelgo i brani da inserire in &#8216;tina \u00e8 del tutto personale: pubblico solo le cose che mi piacciono e che trovo adatte allo spirito lieve della fanzine. Spesso inserisco pezzi di totali sconosciuti che mi hanno inviato i testi via email e dei quali non so nulla.<\/p>\n\n\n\n<p><em>4 maggio 1999. Che cosa ti suggerisce questa data?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La morte di Napoleone? No, forse era il 5 maggio &#8230; Sar\u00e0 mica il giorno di uscita in libreria di &#8220;Generations of love&#8221;, il mio romanzo pubblicato da Baldini &amp; Castoldi?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta esatta! Sei emozionato? In fondo, anche se non \u00e8 il primo lavoro che pubblichi, un romanzo \u00e8 in qualche modo un &#8220;salto di qualit\u00e0&#8221;, se non altro sotto il profilo dell&#8217;impegno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In effetti scrivere un romanzo \u00e8 un impegno titanico, o almeno lo \u00e8 stato per me. Ci ho messo un&#8217;eternit\u00e0, anche perch\u00e9 non sono uno scrittore metodico, costante &#8230; anzi, mi perdo continuamente in altri progetti, come &#8216;tina per esempio, e la stesura del romanzo veniva continuamente interrotta o posticipata. Il vero salto di qualit\u00e0 \u00e8 stato lavorare con una grande casa come Baldini, quindi conoscere da vicino i movimenti e le strutture dell&#8217;editoria ufficiale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Piuttosto che la classica domanda su &#8220;di che cosa tratta il suo romanzo&#8221;, vorrei portene una sul mestiere di scrittore. E cio\u00e9: tu come vivi, se lo vivi, l&#8217;isolamento insensato in cui deve chiudersi chi decide di scrivere un romanzo? Voglio dire: nel mondo continuano a succedere le cose pi\u00f9 belle, o pi\u00f9 tragiche, e lo scrittore \u00e8 l\u00ec a infischiarsene delle une e delle altre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 vero, e poi, che diamine, non sono mica Moravia! Sono un esordiente che ha avuto la sorte di pubblicare per una grande casa editrice, ma per il resto non vivo alcun isolamento, anzi: vado a lavorare tutti i giorni, ho a che fare con gente quotidianamente&#8230; E poi io ritengo che il mio libro, anche se \u00e8 un tipico romanzo di formazione, ha comunque una sua valenza politica (se mi concedi il termine), nel senso che parlo esplicitamente di omosessualit\u00e0 e delle problematiche connesse, con una franchezza e una disinvoltura che mi sono costate anche un certo impegno personale. \u00c8 il mio modo per schierarmi, per portare avanti un una battaglia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Beh, a questo punto te la sei voluta. Di che cosa tratta il romanzo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 uno dei cosiddetti &#8220;romanzi di formazione&#8221;, vale a dire una storia dal forte contenuto autobiografico sul tema del diventare adulti. Messa cos\u00ec sa veramente di banalissimo, me ne rendo conto, per\u00f2 sarebbe impossibile definirlo diversamente. Per salvarmi, dir\u00f2 che l&#8217;approccio ironico e pop lo personalizza molto. In altre parole, quale altro romanzo di formazione ha come figura di riferimento principale Wanna Marchi?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo romanzo esce per una affermata casa editrice (quella delle &#8220;Formiche&#8221; e di &#8220;Va dove ti porta il cuore&#8221;, tanto per dire). Premesso che non si tratta di un colpo di fortuna o di raccomandazioni, visto che \u00e8 da tanto che scrivi e &#8220;bazzichi l&#8217;ambiente&#8221;, vorrei rubare il mestiere al mio amico Maurizio J. Bruno e chiederti di dare un consiglio agli aspiranti scrittori. C&#8217;\u00e8, per te, un &#8220;modo migliore&#8221; per cercare di farsi conoscere?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Allora, potrei scrivere 20 cartelle su un argomento del genere. Intanto diciamo subito che ci sono molti modi che fanno sprecare inutilmente energie e denaro: per cominciare non partecipare MAI a nessun concorso a pagamento o accettare proposte di pubblicazioni che implichino un esborso di soldi. Sono tutte truffe, comunque te la mettano gi\u00f9. Altro errore colossale, mandare i propri testi alle case editrici, cos\u00ec genericamente, nella speranza di essere letti. Non avviene praticamente mai, equivale letteralmente a buttare via i propri dattiloscritti. Al limite \u00e8 pi\u00f9 saggio inviarli personalmente agli editor delle varie case. Perlomeno leggeranno le lettere a loro indirizzate, e magari si faranno incuriosire sul contenuto del libro &#8230;<br>Io credo che una buona via sia compiere piccoli passi: cominciare a pubblicare sulle riviste, cercare di far circolare il proprio nome fra gli addetti ai lavori della piccola editoria, entrare in contatto con altri autori, scambiarsi opinioni ed esperienze. Io, perlomeno, ho fatto cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E di una scelta un po&#8217; folle come la mia, di partire da Monsummano (cio\u00e9 da zero) alla conquista del mercato editoriale, cosa ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Francamente credo che tutti partano da zero. Ognuno ha il suo Monsummano, per cos\u00ec dire. E, a meno che tu sia il figlio, il fratello, l&#8217;amante di qualcuno di influente, partire da un paesino sperduto o una grande metropoli non fa alcuna differenza. Anzi, l&#8217;Italia \u00e8 un paese che culturalmente crede molto nelle realt\u00e0 decentrate, provinciali &#8230; Prendi gli autori degli Under 25 curati da Tondelli, per esempio: venivano tutti dalla provincia e oggi sono autori affermatissimi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E questo mi riempie di gioia e di speranza, anche se resta, a dire di molti, un ultimo scoglio. Mi spiego: nella vita sono serissimo, mentre come scrittore riesco a esprimermi realmente solo come umorista, il che, nella testa di quei molti, equivale ad un&#8217;autocondanna al purgatorio degli scrittori. Tu che ne pensi? Dell&#8217;umorismo come genere, intendo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ne penso tutto il bene del mondo. Pensa che in questo momento sto lavorando proprio a un progetto a quattro mani con Luciana Littizzetto, che secondo me \u00e8 un&#8217;autrice comica straordinaria, quindi l&#8217;umorismo \u00e8 proprio una passione che condivido. Anche nel mio libro ho cercato di filtrare tutto con una forte carica ironica, di sdrammatizzare anche i punti pi\u00f9 traumatici, perch\u00e9 per natura sono molto pi\u00f9 portato allo humor che al dramma. Comunque ci sono delle differenze sostanziali fra la narrativa con valenze ironiche (che \u00e8 quella a cui credo di appartenere) o la scrittura comica vera e propria. E, alla faccia del purgatorio, i libri comici in Italia sono quelli che vendono pi\u00f9 di tutti in assoluto!<\/p>\n\n\n\n<p><em>La mia celebre &#8220;Prima legge sulla scrittura&#8221; afferma che: &#8220;Si scrive per soddisfare un&#8217;esigenza interiore, ci si fa leggere per vanit\u00e0, e si pubblica per vendere&#8221;. Il tuo commento?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Diciamo che potrei essere d&#8217;accordo sulla prima parte, mi auguro proprio di non scrivere per la seconda motivazione, e quanto alla terza &#8230; beh, non mi illudo neanche.<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 03\/05\/1999<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Questa \u00e8 &#8216;tina, la rivistina del mio amico Matteo.&#8221;Quella che mia sorella mi stava porgendo, in realt\u00e0, era poco pi\u00f9 che qualche foglio stampato al computer e poi fotocopiato. 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