{"id":598,"date":"2023-01-30T10:50:38","date_gmt":"2023-01-30T10:50:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=598"},"modified":"2023-01-30T10:50:38","modified_gmt":"2023-01-30T10:50:38","slug":"intervista-a-matteo-b-bianchi-su-fermati-tanto-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=598","title":{"rendered":"Intervista a Matteo B. Bianchi su &#8220;Fermati tanto cos\u00ec&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Nota: Questa intervista \u00e8 apparsa sul numero 148 di DM, rivista dell&#8217;Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Si ringraziano DM e Matteo B. Bianchi per l&#8217;autorizzazione alla pubblicazione su antoniomessina.it<\/em><br><br><em>Il tuo anno di servizio civile presso una struttura di assistenza per bambini psicotici viene raccontato, nel modo fedele e infedele dei romanzi, in Fermati tanto cos\u00ec. Era il 1992 e in molti per strada additavano i bambini che accompagnavi a spasso, ridendo di loro. A distanza di oltre dieci anni, noti qualche cambiamento nell&#8217;atteggiamento comune verso i &#8220;diversi&#8221;?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non proprio. Ho notato che se ne parla leggermente di pi\u00f9 in televisione e che questo lentamente pu\u00f2 portare a una maggiore apertura nei confronti dei disabili. Per\u00f2 allo stesso tempo temo il rischio di un&#8217;ipocrita spettacolarizzazione: sono tutti l\u00ec ad applaudire l&#8217;handicappato sullo schermo, ma se ne incontrano uno per strada, lo ignorano, sentendosi comunque la coscienza a posto per essersi commossi la sera prima davanti alla tiv\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel tuo libro dichiari che, essendo omosessuale, capivi meglio questi bambini perch\u00e9 anche tu avevi gi\u00e0 sperimentato sorrisi di scherno, insulti e il bisogno di riconquistare un&#8217;identit\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, \u00e8 un&#8217;affermazione forte, se vuoi anche molto &#8220;politica&#8221;. Viviamo in un Paese in cui gli onorevoli in tiv\u00f9 si permettono di dichiarare che gli omosessuali non dovrebbero avere il permesso di fare gli insegnanti o frasi aberranti del genere.<br>Per un omosessuale &#8220;normale&#8221; (vale a dire integrato nella societ\u00e0 e nel posto di lavoro, con una vita di coppia stabile e con una buona dose di serenit\u00e0 personale), come posso esserlo io o la maggior parte dei miei amici, sentire simili affermazioni pubbliche \u00e8 oltremodo insultante. In realt\u00e0, moltissimi gay hanno compiuto la scelta del servizio civile e hanno scelto di operare nel sociale. Molti, in seguito, l&#8217;hanno fatto anche come scelta professionale e io credo profondamente che proprio chi ha vissuto sulla propria pelle l&#8217;ipocrisia, l&#8217;emarginazione, il disagio sociale abbia una dose maggiore di consapevolezza ed esperienza per aiutare chi deve affrontare simili situazioni. E questo mi appare molto pi\u00f9 un valore che un demerito!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Scrivi infatti che disabili e omosessuali sono uniti in quella che definisci &#8220;l&#8217;eredit\u00e0 di una sofferenza comune&#8221;. E per\u00f2 gli omosessuali ai quali accenni nel libro non sembrano sentirla. A parte uno&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 esatto. Nel romanzo illustro costantemente come la maggior parte della gente rifiuti di considerare gli handicappati, li elimini dal proprio campo visivo o abbia al limite un atteggiamento di patetismo nei loro confronti. Illustro questa situazione al supermercato, nei parchi cittadini, nelle discoteche gay: si tratta di un&#8217;indifferenza generalizzata, trasversale alle categorie, ai generi, ai sessi. Questo non entra in contraddizione col discorso che ho appena fatto, sull&#8217;eredit\u00e0 di sofferenza comune. Gli stronzi e gli indifferenti li trovi dappertutto, compreso negli ambienti gay, che sono uguali a tutti gli altri. Quello che intendevo dire piuttosto \u00e8 che quando un omosessuale sceglie di operare nel sociale, spesso lo fa sulla base di un&#8217;esperienza personale di emarginazione, quindi \u00e8 pi\u00f9 pronto a percepirla in chi deve assistere. Ma lo stesso discorso si potrebbe fare per un extracomunitario, ad esempio, anche lui abituato da una vita a subire ingiustizie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ogni tanto si sente che gli omosessuali reclamano la tale legge o la tale altra. Considerata l&#8217;esperienza dei disabili con le leggi che li riguardano, viene da dire che gli sforzi devono puntare prima alla cultura e alla mentalit\u00e0, piuttosto che alle leggi. Che ne pensi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Concordo. Gli omosessuali non stanno combattendo una guerra per ottenere diritti, ma per abbattere pregiudizi. Del resto, a pensarci lucidamente, la richiesta di due persone (dello stesso sesso o di sesso opposto) che decidono di vivere insieme e che chiedono allo Stato che venga garantita loro giuridicamente questa possibilit\u00e0, non ha in s\u00e9 nulla di sconvolgente o di sbagliato. Eppure, appena se ne paventa l&#8217;idea, subito qualcuno tira fuori frasi del tipo: &#8220;Si vuole distruggere l&#8217;istituzione della famiglia!&#8221;. Ovviamente \u00e8 un ricatto morale e religioso, esattamente come avveniva ai tempi del divorzio o dell&#8217;aborto.<br>Il fatto di rendere legali certe opportunit\u00e0 non equivale MAI a distruggere le istituzioni precedenti (oltretutto mi chiedo chi ne avrebbe interesse. Gli omosessuali no di certo). E&#8217; evidente che non si sta parlando di diritti legali, ma di presunte questioni morali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Verso la fine del libro si legge: &#8220;Fu allora, credo, mentre Pamela elencava continue varianti del termine puttana, che compresi che per questi bambini io avrei potuto fare ancora qualcosa: scriverne&#8221;. E&#8217; una frase dal sapore definitivo come un addio. Eppure, in due versioni, la storia di Fermati tanto cos\u00ec ti accompagna da dieci anni&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non credo che quella frase abbia il sapore di definitivo. Al contrario, apre delle prospettive. Questa in effetti \u00e8 una storia che si presterebbe a numerose versioni. Pensa che quando ho consegnato il dattiloscritto definitivo alla Baldini&amp;Castoldi, uno degli editor mi ha detto una frase illuminante: &#8220;Tu avevi fra le mani un altro libro, che hai scelto di NON scrivere&#8221;. Si riferiva al rapporto fra me e il ragazzo Guido, che poteva essere il tema centrale di questo romanzo e che invece io ho scelto di trasformare in una storia fra le tante. Quindi, come vedi, le prospettive sono infinite, tutt&#8217;altro che chiuse. A ci\u00f2 aggiungi che ho avuto gi\u00e0 diversi contatti per una possibile riduzione cinematografica. Se il progetto andasse in porto, si tratterebbe ancora di un&#8217;altra, ennesima riscrittura. Forse questo libro \u00e8 nel mio karma&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 21\/06\/2003<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nota: Questa intervista \u00e8 apparsa sul numero 148 di DM, rivista dell&#8217;Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Si ringraziano DM e Matteo B. 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