{"id":602,"date":"2023-01-31T14:20:34","date_gmt":"2023-01-31T14:20:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=602"},"modified":"2023-01-31T14:20:34","modified_gmt":"2023-01-31T14:20:34","slug":"intervista-a-pasquale-aiello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=602","title":{"rendered":"Intervista a Pasquale Aiello"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Antonio: Le tue prime foto risalgono alla fine degli anni Settanta e sono di cronaca: manifestazioni e manifestanti soprattutto. Nei miei ricordi, il &#8220;compagno che scattava le foto per il giornale&#8221; era uno che, rimanendo mescolato a curiosi e passanti sparsi sui marciapiedi, aveva trovato il modo di non reggere l&#8217;asta dello striscione. E il tuo fotografare? Era un essere dentro o un tenersi fuori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pasquale Aiello: Sicuramente un essere dentro&#8230; il pi\u00f9 possibile. Riprendevo gli eventi senza curarmi troppo dei dettagli tecnici poich\u00e9 la cosa pi\u00f9 importante era documentare quello che succedeva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dare meno importanza alla tecnica era una scelta o una necessit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una necessit\u00e0. Durante il &#8217;77 e negli immediati anni successivi, fotografare episodi politicamente caratterizzati, come i cortei, non era sempre facile dato che spesso, come ci racconta anche Erri de Luca, non erano propriamente delle semplici passeggiate.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Detto il periodo, qual \u00e8 stato il luogo dei tuoi esordi come fotografo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il quartiere di Centocelle, nella periferia sud di Roma. Sicuramente una grande palestra di allenamento politico, sociale e anche fotografico. Ricordo che a volte, tornando da manifestazioni, feste, concerti o da iniziative in altre zone di Roma, sentivamo quasi un senso di sicurezza e, forse, protezione allorch\u00e9 i vecchi tram delle linee 12 o 14 varcavano la via Tor de&#8217; Schiavi, confine (non disegnato su nessuna mappa) che ci divideva dal limitrofo quartiere Prenestino, presidiato spesso dai fascisti. Roma, lo ricordiamo sicuramente in molti, era fatta di zone &#8220;rosse&#8221; e &#8220;nere&#8221;: si adoperava molta cautela anche soltanto per scegliere un cinema o una pizzeria!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel corso della tua attivit\u00e0 hai sperimentato tecniche diverse. Dopo tanti anni e centinaia di foto, c&#8217;\u00e8 una tecnica alla quale ti senti pi\u00f9 legato o nella quale ti sembra di ottenere risultati migliori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente la tecnica del bianco e nero. Seguendo i preziosi consigli di due vecchi amici, Pietro Pietrazzini e Corrado Rossetti, ho sperimentato da subito sia la ripresa che la stampa in camera oscura. Non ricordo se per una questione ideologica o per qualche altro inconscio pensiero o se, forse e pi\u00f9 probabilmente, per questioni economiche, iniziai utilizzando una reflex Zenith E (per fotografare) e un ingranditore UPA5 (per stampare), rigorosamente sovietici ed in metallo! Oggi, come allora, utilizzo il piccolo formato (35 mm), soprattutto pellicole in bianco\/nero, obiettivi grandangolari e, quando possibile, il cavalletto. Non avrei mai immaginato, peraltro, le potenzialit\u00e0 rivoluzionarie di quest&#8217;ultimo!<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dai non fotografi, la fotografia su pellicola \u00e8 quasi sempre identificata con il momento dello scatto mentre si tende a ignorare lo sviluppo e la stampa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In effetti hai giustamente rilevato quella che \u00e8 una semplificazione. Dopo aver accuratamente sviluppato un negativo, la cosa veramente formidabile, quasi magica, dello stampare le proprie fotografie dopo averle &#8220;scattate&#8221; era (ed \u00e8) il vedere emergere nella vaschetta dello sviluppo l&#8217;oggetto, la persona o il paesaggio su cui ci si era concentrati nella fase di ripresa. Era il momento in cui ti rendevi conto che stava prendendo forma qualcosa di nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E&#8217; possibile affermare che stampare una foto significhi &#8220;scattarla&#8221; un&#8217;altra volta?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Credo proprio di si. Molte volte ho la sensazione di creare qualcosa di diverso dalla semplice rappresentazione grafica dell&#8217;istante fermato nel fotogramma. Il negativo, ci insegna un vero maestro come Anselm Adams, \u00e8 uno spartito da interpretare intelligentemente ed in maniera creativa in sede di stampa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Secondo te, esiste una tecnica comunque pi\u00f9 adatta a ritrarre un determinato soggetto?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente no. La scelta estetica di come ritrarre una determinata realt\u00e0 \u00e8 frutto della combinazione di diversi elementi soggettivi quali la formazione, gli stimoli, la capacit\u00e0, la fantasia&#8230; In altre parole: della cultura che forma il singolo fotografo. Molto semplicemente \u00e8 questione di applicare una determinata sintassi fotografica (scelta e combinazione, da parte del fotografo, degli strumenti e delle tecniche disponibili) che, come detto, \u00e8 estremamente soggettiva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel suo libro <\/em>Fermati tanto cos\u00ec<em>, Matteo B. Bianchi inser\u00ec una frase che ho sempre trovato molto bella. Lasciando l&#8217;istituto per bambini con disabilit\u00e0 mentali dove aveva prestato servizio civile, dice a se stesso che c&#8217;\u00e8 ancora qualcosa che pu\u00f2 fare per loro: scriverne. Ti \u00e8 mai accaduto di fotografare per un motivo simile?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non nella stessa maniera di Matteo B. Bianchi. Lui cita un&#8217;esperienza precisa per la quale si sente di voler fare di pi\u00f9, scrivendone, mentre la mia scelta non \u00e8 legata ad una situazione singola, definita. Tuttavia vedo un&#8217;analogia nell&#8217;aver voluto fotografare realt\u00e0 considerate marginali con l&#8217;intento di renderle manifeste dando loro maggiore visibilit\u00e0. Cos\u00ec, cercando di ottenere anche qualcosa di pi\u00f9 della loro semplice rappresentazione iconografica, ho documentato periferie, lavoro, mondo giovanile, campi nomadi, scelte antagoniste, ecc&#8230; Tutto questo, spesso, in compagnia di due ottimi compagni di viaggio, Antonio De Carolis e Sergio Mauriello, fotografi anch&#8217;essi, con i quali condivido da oltre tre lustri progetti ed idee.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come hai scritto con bonaria ironia in una tua nota autobiografica, gli anni Ottanta ti privano di molte opportunit\u00e0 di fotografare i lavoratori in piazza. Pi\u00f9 tardi, il corso degli eventi ti ha privato anche di molte opportunit\u00e0 di fotografare i lavoratori. E&#8217; per questo che in tempi pi\u00f9 recenti ti sei dedicato a immagini di archeologia industriale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La passione per l&#8217;archeologia industriale nasce dalla volont\u00e0 e dalla curiosit\u00e0 di indagare gli ambienti nei quali il lavoro si svolgeva, sicuramente in maniera diversa da oggi. Per questo motivo mi sono recato presso vecchi siti minerari, ripercorso tracciati ferroviari abbandonati e visitato fabbriche dimesse, attraversandone le grandi navate neoromaniche in mattoni rossi. Ogni volta ho cercato di fotografare le soluzioni tecniche ed estetiche di questi ambienti (lungo le ferrovie: vecchie stazioni e ponti in ferro; nei villaggi minerari: pozzi di discesa e vecchie attrezzature per l&#8217;estrazione; nelle fabbriche: ciminiere, macchinari, laboratori, ecc.), e di cogliere le tracce del passaggio e della fatica dei lavoratori, i quali traevano da questi ambienti sia il sostegno economico che la forza per migliorare la propria condizione. Sono esperienze assolutamente straordinarie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ammesso che sia corretto dividere la tua attivit\u00e0 in un primo periodo in cui ritraevi gli operai in fabbrica e in un secondo in cui ritrai le fabbriche senza operai; tu, in generale, preferisci ritrarre cose o persone?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non ho una preferenza in tal senso. Certamente quando riprendi degli ambienti, oppure dei paesaggi, ti disponi a realizzare delle fotografie che, nella loro staticit\u00e0 di ripresa, ti consentono con calma di posizionare il cavalletto, inquadrare la scena, calcolare l&#8217;esposizione, insomma di &#8220;rilassarti&#8221; e previsualizzare la foto finale. Viceversa, fotografare persone comporta, secondo me, il fatto di entrare in sintonia con esse per evitare che la macchina fotografica diventi uno steccato, fonte di diffidenza o timidezza. Non mi piace assolutamente &#8220;rubare&#8221; un&#8217;immagine se essa rappresenta una persona. Preferisco, se possibile, rendere la persona stessa partecipe e complice dello scatto&#8230; Insomma, anche se posso aver fatto qualche buon reportage non sar\u00f2 mai un buon reporter.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Memoria, desiderio d&#8217;eternit\u00e0, testimonianza, stimolo&#8230; Che cosa \u00e8 per te la fotografia?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La fotografia, nel mio personalissimo caso, soddisfa due esigenze fondamentali, una pi\u00f9 razionale ed un&#8217;altra pi\u00f9 istintiva. Da un lato, fotografia \u00e8 memoria, documentazione e quindi testimonianza a cui si perviene proponendosi un metodo serio di lavoro (individuale o collettivo) e perseguendo la migliore combinazione di tecnica e materiali. Dall&#8217;altro, la fotografia \u00e8 soprattutto stimolo e ricerca per trovare e sperimentare strade alternative nelle quali prevalga, nel conseguire il risultato, la trasmissione di una sensazione o di un&#8217;impressione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti senti molto diverso rispetto a com&#8217;eri negli anni in cui hai iniziato a fotografare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fotografare era per me, gi\u00e0 allora, il sentirmi inserito in un meccanismo in continua evoluzione e trasformazione. I volti, i luoghi, gli eventi (spesso drammatici) erano le manifestazioni esteriori della nostra ricerca e del nostro tentativo di modificare la realt\u00e0. Molte di queste cose le ho fotografate in un periodo in cui il rapporto tra movimenti, politica, informazione, televisione e stampa era sicuramente pi\u00f9 problematico di adesso e non c&#8217;era una diffusione di massa della fotografia. Oggi, al contrario, con la spettacolarizzazione televisiva e la diffusione del digitale (strumento immediato e veloce per definizione) tutto \u00e8 molto diverso. Basta guardare, ad esempio, quale valenza dirompente hanno avuto la presenza di migliaia di fotocamere e telecamere a Genova, durante il funesto G8 del luglio 2001, nella documentazione dei drammatici fatti di quei giorni. Ma, per concludere, ti posso dire che salve le esperienze della vita (accumulate in ambiti diversi e che parzialmente ti cambiano) di quei tempi conservo sicuramente ancora la curiosit\u00e0, unica leva che ti porta a indagare continuamente il mondo che ti circonda e a cercare delle risposte\u2026 in fotografia come in altre campi.<\/p>\n\n\n\nngg_shortcode_0_placeholder\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 16\/11\/2005<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio: Le tue prime foto risalgono alla fine degli anni Settanta e sono di cronaca: manifestazioni e manifestanti soprattutto. Nei miei ricordi, il &#8220;compagno che scattava le foto per il giornale&#8221; era uno che, rimanendo mescolato a curiosi e passanti &hellip; <a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=602\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[8,18],"tags":[497,217],"class_list":["post-602","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libri-arte-cinema-umanita","category-persone","tag-fotografia","tag-pasquale-aiello"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/602","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=602"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/602\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aigredoux.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}