{"id":613,"date":"2023-02-07T11:40:52","date_gmt":"2023-02-07T11:40:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aigredoux.net\/?p=613"},"modified":"2023-02-07T11:40:52","modified_gmt":"2023-02-07T11:40:52","slug":"intervista-a-alessandra-buschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aigredoux.net\/?p=613","title":{"rendered":"Intervista a Alessandra Buschi"},"content":{"rendered":"\n<p><em>&#8220;<a href=\"https:\/\/www.aigredoux.net\/?page_id=686\" data-type=\"page\" data-id=\"686\">Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente<\/a>&#8221; viene proposto come un romanzo ma, in realt\u00e0, la struttura \u00e8 tutt&#8217;altro che quella classica della storia con inizio, svolgimento e epilogo. Pi\u00f9 che per successione di fatti, cio\u00e8, il libro procede per accumulo di riflessioni, spesso non collegate fra loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Infatti neanche io saprei dire se questo mio nuovo lavoro sia un vero e proprio romanzo. In realt\u00e0 per <em>Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente<\/em> ho lavorato esattamente come per ogni altro mio testo, senza darmi limiti di spazio e di situazioni. Quello che ne \u00e8 venuto fuori, stavolta, \u00e8 questo.<br>Qui la vicenda (che poi \u00e8 poca cosa, come dici tu) si svolge nell&#8217;arco di ventiquattro ore. Il tutto lo vedo come un &#8220;contenitore&#8221;, una specie di scatola in cui ho raccolto &#8220;cose&#8221;. La mia speranza \u00e8 che chi la aprir\u00e0 sar\u00e0 contento di trovarvi almeno una sorpresa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La misura dei tuoi scritti \u00e8 stata finora quella del racconto (pi\u00f9 o meno lungo), una formula espressiva di cui hai sempre rivendicato (anche in una recente intervista) l&#8217;importanza e l&#8217;attualit\u00e0. Da cosa \u00e8 nata, allora, la voglia di misurarsi con una &#8220;cosa&#8221; pi\u00f9 lunga?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Difatti, come ho detto, io non riesco a fare questa distinzione tra <em>Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente<\/em> e i miei testi usciti in precedenza. Questo mi potrebbe far pensare che alcuni altri miei testi potrebbero allora essere considerati romanzi, soltanto un po&#8217; pi\u00f9 brevi, o questo un racconto lungo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il libro \u00e8 uscito a novembre 2000, mentre gestazione e stesura risalgono a molti mesi mesi fa. In generale, fra l&#8217;idea di un libro e la sua uscita possono darsi intervalli di lunghezza biblica. A distanza di tempo, quanto ancora ti riconosci nelle riflessioni della protagonista?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nelle riflessioni della protagonista ancora abbastanza, anche se c&#8217;\u00e8 da dire che ho sempre avuto difficolt\u00e0 ad emozionarmi in modo esagerato di fronte a un mio libro finalmente edito. Non credo si tratti di poca sensibilit\u00e0 da parte mia, piuttosto del fatto che per me un testo \u00e8 &#8220;finito&#8221; quando, rileggendolo, non cambierei pi\u00f9 neanche una virgola. Poi, si sa, il tempo che passa tra l&#8217;ultima stesura e la pubblicazione non \u00e8 mai brevissimo, per cui per me avere fra le mani il &#8220;prodotto finito&#8221; \u00e8 s\u00ec gratificante, ma non in modo particolare. Non mi sento mai distante dai miei testi, neanche dopo tempo; rileggendoli, credo di provare le stesse sensazioni che prova una madre che ha figli ormai grandi: li ama, ma con la consapevolezza che sono diventati altro da lei.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fra i tuoi lavori letti di recente, la cosa migliore mi \u00e8 parsa un testo breve intitolato &#8220;Io sono Barbara&#8221;. Nel tuo libro appena uscito, il momento pi\u00f9 sorprendente e efficace \u00e8, a mio avviso, l&#8217;episodio della telefonata anonima. Questi due brani hanno in comune un senso di inquietudine e mistero che mi pare relativamente nuovo e insolito nei tuoi scritti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Hai citato due brani che forse hanno in comune una cosa: sono entrambi di pura invenzione. Non so se questo sia un caso. Voglio dire: su <em>Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente<\/em> il &#8220;gioco&#8221; sta anche nel fatto che voglio mischiare le carte, far apparire come autobiografici certi particolari che in realt\u00e0 non lo sono. L&#8217;espediente della telefonata \u00e8 uno di questi momenti che, a mio avviso, risulta interessante proprio per il fatto che, rispetto ad altre situazioni, potrebbe sembrare reale quando invece non lo \u00e8.<br>Anche a me il racconto <em>Io sono Barbara<\/em> piace; qui la situazione \u00e8 quasi paradossale: una tizia che vive raccogliendo particolari che altri non vedono, che sente di avere questo ruolo di &#8220;raccoglitrice&#8221;. Be&#8217;: sono contenta che ti sia piaciuto perch\u00e9 racconta un po&#8217; la mia visione del senso acritico, di distacco, che per me uno scrittore deve avere quando riporta sulla pagina ci\u00f2 che ha &#8220;raccolto&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pensando ai due brani che ho appena citato (ma anche al dramma profondo reso in un tuo racconto di anni fa, e cio\u00e8 &#8220;Mario il Bini&#8221;) si ha la sensazione che questa, di un dolore che oltrepassi la tua persona, sia una direzione di possibile sviluppo della tua scrittura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Appunto ci\u00f2 che dicevo prima: la posizione di distacco di fronte ai fatti che deve avere chi scrive. Tutto deve coinvolgerti, ma sempre con la consapevolezza che tu sei un &#8220;mezzo&#8221;, un &#8220;media&#8221; che porter\u00e0 anche il dramma a un lettore. Poco importa se si tratta di un dramma vissuto in prima persona oppure sorto da un&#8217;invenzione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Hai esordito nel 1986 con Transeuropa in una raccolta ripubblicata da Mondadori. Nel &#8217;90 \u00e8 uscita una tua raccolta di racconti (oggi introvabile) per Il lavoro editoriale. L&#8217;editore di &#8220;Se fossi Vera&#8221; \u00e8 Fernandel, che adesso fa uscire anche il tuo ultimo lavoro. Pensi di aver trovato finalmente casa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto vorrei dire che mi piacerebbe vedere ripubblicata la raccolta <em>Dire fare baciare<\/em> (consideriamolo un appello, quindi\u2026), e questo perch\u00e9 mi sono accorta che chi l&#8217;ha letta la ricorda con affetto.<br>Ho sempre detto che mi piace trovare una casa per i miei scritti. In Fernandel, e in specifico nella persona di Giorgio Pozzi, ho trovato una buona casa per alcuni miei testi, una casa davvero comoda e confortevole. Scegliere di dare a Fernandel <em>Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente<\/em> \u00e8 stato per me naturale: non sentivo l&#8217;esigenza di cambiare casa, mi stava comodissima quella che avevo appena trovato per <em>Se fossi Vera<\/em>.<br>Per me \u00e8 molto importante il rapporto con le persone, e in Giorgio Pozzi ho trovato una persona amica e molto sensibile ed attenta. E quando una casa la senti amica e vicina, perch\u00e9 trasferirsi, almeno per il momento? Non posso dire di aver trovato una casa in cui abiter\u00f2 per sempre; questo non lo posso dire perch\u00e9 credo che non si possa dar nulla per scontato nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Compito in classe. &#8220;Commentare questa frase di Hermann Melville: Un libro nella testa d&#8217;un uomo \u00e8 meglio d&#8217;un libro rilegato in pelle di vitello. In ogni caso \u00e8 pi\u00f9 al sicuro dai critici&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Svolgimento. Si tratta un po&#8217; anche del &#8220;gioco&#8221; che cerco di raccontare nel mio ultimo libro. In realt\u00e0 io non ho paura della critica, anzi. Diciamo che sono abbastanza consapevole di ci\u00f2 che potrebbe essere attaccato del mio lavoro di scrittura, ma proprio di questo mi faccio forza. Ho avuto periodi in passato in cui avevo molti dubbi, durante i quali avvertivo questa differenza tra me e gli scrittori che intorno a me emergevano, mentre io rimanevo (e rimango!) nell&#8217;ombra. Pian piano ho capito perch\u00e9; sempre con il tempo, ho acquisito la consapevolezza che mai avrei voluto cambiare il mio percorso per avvicinarmi a qualcosa che rischiava di non farmi vivere la scrittura con felicit\u00e0. Mi piace mettermi in gioco il pi\u00f9 possibile, e quindi \u00e8 naturale che accetti anche la critica. Il &#8220;gioco&#8221; implica anche questo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Da pochi mesi hai una tua libreria in un piccolo centro marchigiano. Visto che Mondadori ha appena lanciato una promozione che recita (giuro!) &#8220;un chilo di libri a 9.900 lire&#8221;, tu, fatte le debite proporzioni, pensi di venderne un etto a 990?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Su questo sono ferrea e credo di poter parlare anche a nome di Petra, la mia socia in affari: noi i libri al chilo non li venderemo mai. Capirai poi se si tratta di libri scritti da me! E questo per il semplice motivo che il nostro progetto di libreria \u00e8 proprio impostato sul fatto che vorremmo metterci in contrapposizione alla &#8220;macellazione del libro&#8221;, ovvero allo smercio dell&#8217;oggetto-libro come fosse un qualsiasi altro bene di consumo esposto anonimamente sugli scaffali di un supermercato. Non \u00e8 positivo il modo in cui il libro viene venduto, considerandolo una merce alla stregua del tubetto di dentifricio o del chilo di patate, al di l\u00e0 del suo valore che, bene o male, preferirei ancora considerare culturale\u2026 Senza poi tener conto del fatto che nei grandi magazzini puoi trovare soltanto certi libri e non altri, soltanto quelli delle maggiori case editrici o, meglio, di quelle che hanno pi\u00f9 possibilit\u00e0 di operare grossi sconti, libri che vengono sfornati appunto a peso. Il fatto che i libri oggi si possano vendere un po&#8217; dappertutto non significa che il lettore abbia maggiore possibilit\u00e0 di scelta, anzi. Bisognerebbe a questo punto porsi la fatidica domanda: &#8220;Pesa pi\u00f9 un chilo di libri o un chilo di fieno?&#8221;\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le idee sono molto pi\u00f9 veloci delle dita sulla tastiera e tu, davvero come la protagonista del tuo libro, spesso devi sacrificare la tua scrittura ai molti impegni di lavoro e familiari. Tuttavia: che cosa bolle in pentola?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le solite cose, cio\u00e8 il lavoro, gli impegni familiari, le amicizie, gli affetti, la scrittura\u2026 Cio\u00e8: tutto un calderone che, in condensato, \u00e8 nient&#8217;altro che la mia vita. Ho un paio di testi iniziati ma non ancora finiti, e un altro a cui sto lavorando e di cui ho gi\u00e0 fatto la prima stesura. Inoltre dovrebbero uscire fra poco alcuni miei testi su varie antologie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Per finire, pensando nuovamente anche alla tua professione di libraia, quali letture, fra quelle da te fatte ultimamente, ti sentiresti di consigliare ai visitatori del mio sito?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Io sono una lettrice onnivora: leggo un po&#8217; di tutto. Ora poi che ho la possibilit\u00e0 di approvvigionarmi di libri a piacimento, \u00e8 una pacchia. Testi che consiglierei a un lettore sono <em>L&#8217;educazione delle ragazze in Boemia<\/em>, di Michael Viewegh, e <em>Bambini nel tempo<\/em>, di Ian McEwan. Di McEwan consiglio anche <em>Il giardino di cemento<\/em>. Per chi volesse andare un po&#8217; pi\u00f9 sul classico ma non troppo (in quanto come invenzione linguistica e stilistica non ha nulla da invidiare a testi pi\u00f9 attuali), Natalia Ginzburg, con <em>Lessico famigliare<\/em>. Tra gli autori giovani consiglierei Paolo Nori. Un libro che ho appena iniziato a leggere ma che &#8220;sento&#8221; mi regaler\u00e0 delle sorprese \u00e8 <em>L&#8217;appeso<\/em> di Claudio Piersanti. Sempre di Piersanti, <em>Luisa e il silenzio<\/em>, secondo me un testo che, nel suo profondo dramma, non pu\u00f2 non rimanere nel ricordo del lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Contenuto pubblicato per la prima volta su antoniomessina.it il 26\/11\/2000<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il libro che mi \u00e8 rimasto in mente&#8221; viene proposto come un romanzo ma, in realt\u00e0, la struttura \u00e8 tutt&#8217;altro che quella classica della storia con inizio, svolgimento e epilogo. 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